Le notizie di BIUMOR

“Onestà! Onestà!” - Il ruolo del concorso in uno spazio di libertà tra il museo ed il festival
Data pubblicazione : 19/12/2017

Il Direttore Artistico della Biennale, Evio Hermas Ercoli, si interroga sul ruolo della 29° edizione della Biennale Internazionale dell'Umorismo nell'Arte.

Foto testo

"Umorista: un uomo di ottimo malumore”. La definizione è di Ennio Flaiano. Questo tagliente aforisma serve a introdurre la presentazione di Biumor, la Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte di Tolentino, un concorso, giunto alla sua 29a edizione.

Il tema di questa edizione “Onestà! Onestà!”. È la parola d’ordine dell’Italia di oggi: declamata, ripetuta e gridata. Una metafora di un mondo onesto, pulito e antropologicamente superiore rispetto a quello sporco e ripugnante di tutti gli altri. Lo specchio di un moralismo giustizialista che prescinde dalla competenza e dalla capacità di essere un buon amministratore.

La Biennale 2017 chiede agli artisti di interrogarsi su questa parola d’ordine politicamente trascinante e culturalmente egemone. L’arte umoristica, infatti, è per definizione irriverente e disimpegnata. Quella “engagé”, quella che vuole convincerci di una qualsivoglia verità, non fa ridere. Il tema della Biennale di Tolentino costringe a riflettere criticamente proprio sul moralismo e sull’ipocrisia della nostra società.

Solo l’arte umoristica, senza scopo e senza finalità, può giocare con gli stereotipi del mondo contemporaneo. “Il compito di chi ama gli uomini è di far ridere della verità, perché l'unica verità è imparare a liberarci dalla passione insana per la verità” ha scritto Umberto Eco ne “Il nome della Rosa”.

Aver stimolato una riflessione sul populismo e sul moralismo, servendoci di una sola e unica arma considerata inutile dai più, quella dell’umorismo. La capacità di smascherare la realtà senza un vero scopo, senza una precisa finalità, attribuendogli il peso specifico della leggerezza. Perché l’umorismo è lontano da ogni verità indotta, ci allontana da pressioni e congetture semplicemente guardando un aspetto uguale e contrario, giustificando con

il riso il tempo che abbiamo speso a prenderci sul serio.

Nell’opera “Il riso”, Bergson ha scritto: «Non vi è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano». L’uomo è l’unico animale che “sa” ridere e che “fa” ridere. Il riso, infatti, nasce sempre di fronte a qualcosa che appartiene, direttamente o indirettamente, all'uomo. Bergson fa l’esempio della caduta di chi, in fondo alle scale, tenta di scendere un ultimo inesistente gradino: ci fa ridere quell’irrigidimento meccanico applicato a ciò che è vivente.

Nel comico, quindi, appare qualcosa di umano e perturbante: l'ineliminabile fisicità da cui siamo dominati. Il comico ci ricorda chi siamo: riporta in primo piano le esigenze e i bisogni inopportuni della macchina corporea, della “pesantezza” della materia di cui siamo composti. E il riso non è altro che un modo per esorcizzare questa consapevolezza; ridiamo perché in quel momento non siamo noi il soggetto deriso e diventiamo spettatori di una commedia interpretata da altri. Nell’ironia si svela l'essenza duplice e contraddittoria dell'esistenza umana.

Per questo Biumor, il concorso, la Biennale svolgono un ruolo benefico. Richiamano l’attenzione su un luogo delizioso, una fortuna per la città che lo ospita: il Museo dell’Umorismo di Tolentino. Un luogo bello che vanta pezzi importanti dell’arte applicata del ventesimo secolo. Un luogo amato dai tanti: Federico Zeri, Altan, Giorgio Forattini, Federico Fellini, Mino Maccari, Patch Adams. Un luogo archivistico, che ospita la grande tradizione di stampa umoristica dal “Travaso” al “Male”.

Non dobbiamo mai smettere di lavorare sul nostro passato. Nel 2015, per esempio, abbiamo celebrato il cinquantenario di “Linus”, una delle riviste di fumetto più importanti di tutti i tempi. Fondata nel 1965 grazie a un gruppo di scrittori, fumettisti e giornalisti che gravitavano intorno alla libreria di Giovanni Gandini, negli anni successivi approda nelle case di tutti gli italiani, cambiando per sempre il mondo del fumetto e dell’umorismo. Fumetto, satira ma non solo. Tra gli anni ‘60 e gli anni ‘90 Linus ha ospitato le più grandi firme del giornalismo politico e culturale, oltre che autori della portata di Wolinski, Pazienza e Crepax. Un’eccellenza tutta italiana che continua ancora oggi a far riflettere con leggerezza e intelligenza.

Da qui l’appuntamento dedicato a Georges Wolinski, il famoso vignettista tra le vittime dell’attentato al giornale satirico Charlie Hebdo, che partecipò alla IV Biennale nel 1967. Nel Museo dell’Umorismo è conservata un suo lavoro inedito e le annate rilegate del settimanale “Charlie Hebdo” dal 1974 al 1978 e di “Charlie Mensuel” dal 1974 al 1985.

Con la stessa consapevolezza andremo ad omaggiare l’esperienza satirica francese che tanto ha influenzato l’Italia.

Esporremo le litografie a suo tempo predisposte nella settimana del terremoto e mostreremo le illustrazioni di Henri de Toulouse-Lautrec comparse sui primi numeri del grande giornale satirico francese “Le Rire”, quando, tra il 1894 e il 1897, la Francia abolì la censura e la stampa fu finalmente libera di deridere uomini politici o soggetti fino a quel momento considerati intoccabili.

Nello stesso tempo non possiamo camminare con la testa girata all’indietro. Il successo e la diffusione delle forme di comunicazione di ieri, in Italia come in Francia, sono ormai al tramonto: è un problema che riguarda l’universo cartaceo in tutte le sue forme e il web ne è in parte responsabile... per questo non bisogna aver paura dei cambiamenti.

La rete rappresenta un ulteriore veicolo di espressione che ha cambiato le forme dell’umorismo. Proprio per intercettare i continui cambiamenti dedichiamo alle nuove forme della comicità l’ultima settimana del mese di agosto al Castello della Rancia di Tolentino. Siamo alla V edizione di un Festival dedicato alla filosofia dell’umorismo contemporaneo dove dominano la scena filosofi ed esperti della contemporaneità.

Internet sta facendo la differenza, centuplicando le relazioni di ognuno di noi con il dileggio. Vengono alla luce i “nuovi umoristi”, quelli cresciuti con la connessione. La sottotitolazione ha sdoganato tutta la produzione angloamericana. La profezia di Warhol assicura a tutti il proprio quarto d'ora di comicità. Motti di spirito, storielle, e soprattutto il meme: una creazione continua, illimitata, infettiva e dilagante.

Spuntano da tutte le parti anche in Italia giovanotti che da soli o in gruppo si esercitano nell’ardua realizzazione della “stand up comedy”.

È una realtà seguitissima e estremamente interessante; una sorta di revisionismo comico di massa che ripropone in forme artigianali micro situazioni della commedia all’italiana, mutuando i tratti distintivi della scuola anglosassone con improbabili dilettanti allo sbaraglio.

Molto è stato detto su questa comicità 2.0. Sono protagonisti degli appuntamenti anche gli stessi youtubers, responsabili in prima persona della rivoluzione tecnologica della comunicazione umoristica. Una produzione video “condivisa” da milioni di utenti: non si parla, quindi, di una semplice azione empatica ma di un movimento di adesione fisica (quello di selezionare il prodotto e raccoglierlo nel proprio “diario”) che si è esteso a fruitori oltre il confine geografico di appartenenza e, non solo, oltre un confine a cui probabilmente non avevano pensato di poter giungere; realtà affidate al web che si sono evolute in prodotti cinematografici in un lasso di tempo davvero breve. La velocità di adeguamento alle diverse situazioni e la fruizione spropositata di un prodotto promosso soltanto grazie alla condivisione e all’interazione tra persone rappresenta di fatto una rivoluzione tutta da pensare.

Ma torniamo al tema della Biennale del 2017 “Onestà, onestà!” e chiudiamo con un altro aforisma. La voce stavolta è dello scrittore israeliano Amos Oz. “Non ho mai visto un fanatico religioso avere senso dell’umorismo. Né una persona con senso dell’umorismo diventare un fanatico”.

Questa selezione di opere viene esaltata dallo splendido allestimento da parte di Giancarlo Cegna e di Mario Bibini. La consueta perfezione grafica del catalogo di un Giorgio Leggi, vero maestro imprestato alla composizione tipografica, celebra e nobilita le adesioni di artisti provenienti da tutto il mondo. La bellezza della mostra e quella del catalogo stanno proprio ad evidenziare che il tema ha colto nel segno e che l’umorismo è testimone prezioso quanto insostituibile del suo tempo.

indietro

comunetolentino

MIBAC

rss facebook pinterest
youtube twitter flickr

 

Il 2017 chiama a sé l’arte umoristica nazionale e internazionale nella 29° edizione del concorso della Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte per confrontarsi su un tema declamato e attuale.

La Biennale nel 2017 ha scelto di interrogarsi su una parola d’ordine politicamente dirompente e culturalmente egemone: Onestà! Onestà!

 

 


Cookie Policy