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Intervista a Evio Hermas Ercoli: Umorista, un uomo di ottimo malumore
Data: 2017-07-06

di Alfredo Adolgiso 

Direttore artistico di Biumor è Evio Hermas Ercoli.
Docente universitario, collaboratore delle pagine culturali di varie testate, è autore di pubblicazioni d’arte e di storia del costume. 
Ha ideato e diretto la biennale di Tuttoingioco e il Festival del Contemporaneo Popsophia.
Dal 2012 è Presidente dell'Accademia delle Belle Arti di Macerata.
A lui ho rivolto alcune domande.

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"Umorista: un uomo di ottimo malumore”. La definizione è di Ennio Flaiano..

Questo tagliente aforisma serve a introdurre la presentazione di un Festival, giunto alla sua quinta edizione. Tra i suoi estimatori per citare alcuni nomi: Federico Zeri, Altan, Giorgio Forattini, Federico Fellini, Mino Maccari, Patch Adams.
Si svolge dal 25 al 27 agosto Biumor Festival - La filosofia dell'umorismo, organizzato da Popsophia in collaborazione con la Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte di Tolentino.

Per conoscere le origini di questa manifestazione: CLIC!

“Biumor propone anche un concorso a premi dedicato all'arte umoristica.
Il regolamento per parteciparvi è disponibile QUI.

Direttore artistico di Biumor è Evio Hermas Ercoli.
Docente universitario, collaboratore delle pagine culturali di varie testate, è autore di pubblicazioni d’arte e di storia del costume. 
Ha ideato e diretto la biennale di Tuttoingioco e il Festival del Contemporaneo Popsophia.
Dal 2012 è Presidente dell'Accademia delle Belle Arti di Macerata.
A lui ho rivolto alcune domande.

Quale riflessione ha portato a scegliere il tema di quest’anno “Onestà! Onestà!”?

Onestà! Onestà!” è la parola d’ordine dell’Italia di oggi: declamata, ripetuta e gridata. Una metafora di un mondo onesto, pulito e antropologicamente superiore rispetto a quello sporco e ripugnante di tutti gli altri. Lo specchio di un moralismo giustizialista che prescinde dalla competenza e dalla capacità di essere un buon amministratore. La Biennale 2017 chiede agli artisti di interrogarsi su questa parola d’ordine politicamente dirompente e culturalmente egemone. L’arte umoristica, infatti, è per definizione irriverente e disimpegnata. Quella “engagé”, quella che vuole convincerci di una qualsivoglia verità, non fa ridere. Il tema della Biennale di Tolentino costringe a riflettere criticamente proprio sul moralismo e sull’ipocrisia della nostra società. Solo l’arte umoristica, senza scopo e senza finalità, può giocare con gli stereotipi del mondo contemporaneo. “Il compito di chi ama gli uomini è di far ridere della verità, perché l'unica verità è imparare a liberarci dalla passione insana per la verità” ha scritto Umberto Eco ne “Il nome della Rosa”.

Qual è il risultato che lei più gradirebbe ottenesse l’edizione di quest’anno?

Aver stimolato una riflessione sul populismo e sul moralismo, servendoci di una sola e unica arma considerata inutile dai più, quella dell’umorismo. La capacità di smascherare la realtà senza un vero scopo, senza una precisa finalità, attribuendogli il peso specifico della leggerezza. Perché l’umorismo è lontano da ogni verità indotta, ci allontana da pressioni e congetture semplicemente guardando un aspetto uguale e contrario, giustificando con il riso il tempo perso a non prenderci sul serio. Stiamo già ricevendo numerose opere e adesioni da artisti provenienti da tutto il mondo – significa che il tema ha colto nel segno – e siamo ansiosi di allestire la mostra con le opere selezionate dalla giuria.

Nell’opera “Il riso”, Bergson ha scritto: «Non vi è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano». A lei, esperto dei meccanismi del riso, chiediamo di esplicare quella frase

L’uomo è l’unico animale che “sa” ridere e che “fa” ridere. Il riso, infatti, nasce sempre di fronte a qualcosa che appartiene, direttamente o indirettamente, all'uomo. Bergson fa l’esempio della caduta di chi, in fondo alle scale, tenta di scendere un ultimo inesistente gradino: ci fa ridere quell’irrigidimento meccanico applicato a ciò che è vivente. Nel comico, quindi, appare qualcosa di umano e perturbante: l'ineliminabile matericità da cui siamo dominati. Il comico ci ricorda chi siamo: riporta in primo piano le esigenze e i bisogni inopportuni della macchina corporea, della “pesantezza” della materia di cui siamo composti. E il riso non è altro che un modo per esorcizzare questa consapevolezza; ridiamo perché in quel momento non siamo noi il soggetto deriso e diventiamo spettatori di una commedia interpretata da altri. Bergson, in fondo, ci ricorda che attraverso l'analisi del fenomeno comico, apparentemente futile e vacuo, si svela l'essenza duplice e contraddittoria dell'esistenza umana.

L’Italia vanta una grande tradizione di stampa umoristica dal “Travaso” al “Male”. Perché – a parte “Il Vernacoliere” - non esistono oggi periodici umoristici a diffusione nazionale come un tempo?

Le riviste hanno fatto la storia dell’umorismo italiano ed europeo. Abbiamo dedicato mostre e convegni ai numeri storici delle riviste italiane raccolti dal Museo dell’Umorismo di Tolentino. 
Nel 2015, per esempio, abbiamo celebrato il cinquantenario di “Linus”, una delle riviste di fumetto più importanti di tutti i tempi. Fondata nel 1965 grazie a un gruppo di scrittori, fumettisti e giornalisti che gravitavano intorno alla libreria di Giovanni Gandini, negli anni successivi approda nelle case di tutti gli italiani, cambiando per sempre il mondo del fumetto e dell’umorismo. Fumetto, satira ma non solo. Tra gli anni ‘60 e gli anni ‘90 Linus ospita le più grandi firme del giornalismo politico e culturale, oltre che autori della portata di Wolinski, Pazienza e Crepax. Un’eccellenza tutta italiana che continua ancora oggi a far riflettere con leggerezza e intelligenza.
Nella scorsa edizione abbiamo omaggiato l’esperienza satirica francese che tanto ha influenzato l’Italia. Con l’esposizione delle litografie e delle illustrazioni di Henri de Toulouse-Lautrec comparse sui primi numeri del grande giornale satirico francese “Le Rire”, quando, tra il 1894 e il 1897, la Francia abolì la censura e la stampa fu finalmente libera di deridere uomini politici o soggetti fino a quel momento considerati intoccabili. Con l’appuntamento dedicato a Georges Wolinski, il famoso vignettista tra le vittime dell’attentato al giornale satirico Charlie Hebdo, che partecipò alla IV Biennale nel 1967.
Nel Museo dell’Umorismo è conservata una sua vignetta inedita e le annate rilegate del settimanale “Charlie Hebdo” dal 1974 al 1978 e di “Charlie Mensuel” dal 1974 al 1985. 
Ma il successo e la diffusione di questa forma di comunicazione, in Italia come in Francia, è al tramonto: è un problema che riguarda l’universo cartaceo in tutte le sue forme e il web ne è in parte responsabile... ma non bisogna aver paura dei cambiamenti.

… già il web, a questo proposito chiedo: la Rete ha cambiato qualcosa (in meglio o in peggio) nella comunicazione umoristica?

Internet rappresenta un ulteriore veicolo di espressione che ha cambiato le forme dell’umorismo. Per questo, l’ultima settimana del mese di agosto organizziamo al castello della Rancia di Tolentino un Festival dedicato alla filosofia dell’umorismo contemporaneo giunto alla V edizione. Hanno condiviso e dominato la scena filosofi ed esperti della contemporaneità e molto è stato detto sulla comicità 2.0. Sono stati protagonisti degli appuntamenti anche gli stessi yuotubers, a partire dal collettivo romano dei “The Pills”, responsabili in prima persona della rivoluzione tecnologica della comunicazione umoristica. I loro video sono stati “condivisi” da milioni di utenti: non si parla, quindi, di una semplice azione empatica ma di un movimento di adesione fisica (quello di selezionare il prodotto e raccoglierlo nel proprio “diario”) che si è esteso a fruitori oltre il confine geografico di appartenenza e, non solo, oltre un confine a cui probabilmente non avevano pensato di poter giungere; realtà affidate al web che si sono evolute in prodotti cinematografici in un tempo fisico davvero breve. La velocità di adeguamento alle diverse situazioni e la fruizione spropositata di un prodotto promosso soltanto grazie alla condivisione e all’interazione tra persone rappresenta di fatto una rivoluzione tutta da pensare.


Ringrazio Evio Hermas Ercoli e chiudo questa nota, così come l’avevo aperta, con un altro aforisma. La voce stavolta è dello scrittore israeliano Amos Oz.
“Non ho mai visto un fanatico religioso avere senso dell’umorismo. Né una persona con senso dell’umorismo diventare un fanatico”.

………………………………………………………………..

Biennale Umorismo 
Tolentino
Dal 25 al 27 agosto

Ufficio Stampa: Francesca Pierri – Marta Palazzini
Mail: ufficiostampa@popsophia.it; Tel: 328 – 49 21 750 

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Il 2017 chiama a sé l’arte umoristica nazionale e internazionale nella 29° edizione del concorso della Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte per confrontarsi su un tema declamato e attuale.

La Biennale nel 2017 ha scelto di interrogarsi su una parola d’ordine politicamente dirompente e culturalmente egemone: Onestà! Onestà!

 

 


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