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Quel ridere dei tabù. Intervista all’illustratore catalano Joan Cornellà
Data: 2013-05-03

Abbiamo scelto di fare due chiacchiere con un personaggio un po’, come dire, scomodo. Parliamo di Joan Cornellà, vignettista e illustratore, classe 1981. Barcellona gli ha dato i natali e ancora oggi è la città in cui risiede. Ma la sua arte non è hispano-hablante.
Il suo è un linguaggio universale che, se arriva lo fa in maniera assolutamente autonoma rispetto alla parola, alla quale infatti non si piega.

cornellA__2Diciamola tutta, comico è anche quel ridere vergognandosi un po’ di farlo, quel sentire un solletichio strano, facile da assecondare, benché problematico da accettare. Perchè ridere delle brutture, della morte, dell’abrutimento, dello scorretto, ci pone davanti a delle questioni di “coscienza”. Le virgolette sono d’obbligo perchè la questione fondamentale è capire se coscienza sta per morale o politically correct. In entrambi i casi è il tabù a rappresentare il limite oltre cui strabordare. E questo, se ritorniamo al tema della nostra Biennale, è un bel modo per combattere ridendo, o comunque per evitare la fuga.

Abbiamo scelto di fare due chiacchiere con un personaggio un po’, come dire, scomodo. Parliamo di Joan Cornellà, vignettista e illustratore, classe 1981. Barcellona gli ha dato i natali e ancora oggi è la città in cui risiede. Ma la sua arte non è hispano-hablante. Il suo è un linguaggio universale che, se arriva lo fa in maniera assolutamente autonoma rispetto alla parola, alla quale infatti non si piega.

Artista internazionale adulato e criticato (quale artista vero non lo è?), Joan Cornellà si è dimostrato subito ben disposto rispondendo alle nostre domande con piacere.



Ridere della morte. Questo è quello che accade vedendo le tue vignette. Come riesci a connettere in questo modo due mondi così tanto lontani tra loro: umorismo e morte? Si potrebbe quasi pensare alla creazione di un nuovo termine, “umoricidio”, tu come definiresti questo tipo di comicità?

C’è una lunga tradizione di umorismo nero nel mondo. Il “gallows humor” è qualcosa che possiamo trovare in molte culture, dalla giudaica a quella cristiana. Questo tipo di humor c’è in quasi tutti i miei lavori, però mi piace pensare che quello che consente ai miei comics di riuscire ad essere esilaranti è il fatto che essi trattino di un mondo assurdo. In “Finale di partita” di Beckett, un personaggio dice che non existe “niente di più divertente della disgrazia”. Questo è certo. La morte è qualcosa che non sappiamo affrontare e quando ci sorprende possiamo solo ridere o piangere.

 

La parola per te sembra quasi un limite. È solo l’immagine grafica quella che parla e racconta la storia. Perchè?

Prima ero solito disegnare storie con molto testo. Di fatto, era proprio il testo il punto di forza dei miei comics. Un giorno iniziai a inscenare storielle mute e mi piacque. Prima di quel momento credevo che fosse molto più difficile. Man mano che facevo storie mute, mi rendevo conto che era il modo giusto per arrivare ad un pubblico più ampio, non solo quello che parlava la mia lingua. Così che ora semplicemente non disegno più comics con testo. Col fatto che sono mute, le mie vignette hanno una lettura più rápida, istantanea quasi quanto uno spot pubblicitario. Ma la gente solitamente non interpreta subito le mie vignette ed allora torna a guardarle. Molta gente mi dice addirittura che le osserva in un modo ipnotico, che gli piace, che ride pur non capendone bene il senso. Altri vedono significati nascosti dei quali nemmeno io sono cosciente.

 

Il sorriso sui volti dei tuoi personaggi sembra il risultato di una scena che inizia con le risa finte di sottofondo alle sit-com e continuano con i sorrisi da talk-show. Nelle tue vignette i personaggi ridono sempre, persino quando muoiono, sembra quasi una denuncia a questa società, una critica, lo è?

Come ti dicevo, la verità è che io non ho nessuna intenzione di fare una critica, almeno deliberatamente o con un obiettivo chiaro. In molti fanno una lettura di matrice política di sinistra dei miei comics. A me invece piacerebbe che il mio lavoro si mantenesse alieno a qualunque posizione política. Non mi piacciono i lavori moralisti, preferisco pensare che si trata di umorismo assurdo. Per me non è altro che umorismo dell’assurdo. Anche se ciò che pensó del mio lavoro è indipendente dal mio stesso lavoro. Ognuno di fatto è libero di interpretarlo come gli piace.

 

Nelle tue vignette i valori dell’altruismo e dell’amicizia, i concetti di bene e male sono riesaminati. Il perverso inverte i piani del “políticamente corretto” e si arriba a considerare un omicidio, un atto quasi eroico, come ad esempio si può osservare nella vignetta giù. Ti sentí un provocatore? Un desacralizzatore di concetti intoccabili e immutabili?

Il politicamente corretto ci ha fatto diventare assolutamente paranoici. Mi hanno chiamato razzista per aver fatto una pagina che, a mio modo di vedere, non aveva niente a che vedere con nessun posizionamento. La cosa curiosa è che quella stessa pagina è stata interpretata anche come antirazzista. C’è chi semplicemente ne ha riso, indipendentemente dal riferimento raziale. Allo stesso modo mi hanno chiamato figlio di puttana, ritardato, malato per aver riso del suicidio. Per questo tipo di gente solo puoi ridere delle cose che loro giudicano idonee al riso, questo è fascismo. Il politicamente scorretto è il fascismo della nostra época. Perché Woody Allen può scherzare sull’olocausto? Perchè è ebreo? Io vorrei solo che tutto il mondo potesse raccontare la barzelletta di Woody Allen. Se mio nonno fosse transessuale e si fosse suicidato, non penserei mai di proibire alla gente di scrivere barzellette sui nonni transessuali suicida.

 

Il tema della Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’arte di quest’anno è “Combatti, scappa (oppure ridi). Joan Cornellà con riferimento a questa temática che consiglia ai nostri lettori? Che suggerisce?

Suggerisco ai lettori di svegliarsi la mattina e fare esercizio. Sorridere molto, provare a sorridere ogni giorno fino a ottenere il sorriso perfetto. Tutto il mondo può riuscire ad avere il sorriso perfetto. Non dimenticate di sorridere quando andate al bagno e quando siete ad un colloquio di lavoro. E anche quando avete la dissenteria ad un colloquio di lavoro non esitate a sorridere con il vostro sorriso perfetto.

 


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